• Il posizionamento degli elettrodi nella stimolazione antalgica TENS

    Il successo della terapia può essere condizionato da diversi fattori e può variare da paziente a paziente.La posizione degli elettrodi è uno degli elementi che può sicuramente Influenzare l’efficacia terapeutica. Il terapista dovrà avere la pazienza di provare diverse posizioni alternative onde Individuare la più efficace e la meno fastidiosa per Il paziente. GIi elettrodi

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  • Il LIVELLO di stimolazione neuro-muscolare

    Non esistono formule matematiche per la determinazione del livello ottimale della stimolazione elettrica. L’intensità deve essere tale da provocare il livello di contrazione desiderato, ma senza fastidio o addirittura dolore per il paziente. Non bisogna peraltro dimenticare che la quantità di fibre muscolari reclutate dipende non solo dall’intensità applicata ma soprattutto dalla posizione degli elettrodi.

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  • La larghezza d’impulso (NMS)

    Secondo l’evidenza scientifica attuale, la forma d’onda più idonea ad ottenere una contrazione muscolare è l’impulso bifasico simmetrico. La larghezza dell’impulso deve essere tale da consentire un trasferimento di energia sufficiente ad eccitare le fibre muscolari. Una larghezza superiore non porta ad alcun vantaggio, può invece creare un inutile fastidio al paziente, attraverso la stimolazione

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  • La frequenza degli impulsi nella terapia antalgica (TENS)

    Anche la frequenza di stimolazione avrebbe un ruolo importante nell’efficacia ma esistono tuttora parecchie discordanze di opinione: le frequenze BASSE (intorno ai 1OHz ) produrrebbero un’azione antalgica più tardiva e meno intensa ma più duratura mentre frequenze superiori a 5O Hz determinerebbero un’analgesia più rapida ma poco duratura. Alcuni autori propongono anche una stimolazione “mirata”

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  • Le ENDORFINE

    Naturalmente la teoria del “gate control” non è l’unica in tema di dolore; un’interpretazione più recente prospetta un meccanismo di controllo di tipo chimico-umorale basato sulla produzione stimolata di sostanze endogene “morfino-simili” dette ENDORFINE ed ENCEFALINE. Esse, se pur con meccanismi biochimici diversi, agirebbero sul sistema di controllo discendente del dolore provocando un elevato effetto

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  • La FREQUENZA di stimolazione (NMS)

    Abbiamo definito la forma d’onda dell’impulso e, con un singolo impulso, possiamo anche ottenere una contrazione muscolare momentanea (come un guizzo); tuttavia, per ottenere una contrazione sostenuta, dobbiamo somministrare “un treno” di impulsi, caratterizzato da “una frequenza” (almeno 30 impulsi per secondo). La frequenza può essere definita come la quantità di impulsi che vengono somministrati

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  • Teoria del “Gate control”

    La teoria del “gate control”, enunciata da R. Melzac e da P.Wall nel 1965, si basa sull’esistenza di diversi tipi di fibre nervose preposte alla trasmissione delle “sensazioni” dalla periferia al sistema nervoso centrale del corpo umano. Così avremo: Fibre di PICCOLO DIAMETRO di tipo mielinico A (delta) e di tipo amielinico C. Ad esse

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  • Il dolore e l’elettrostimolazione

    Il dolore è una sensazione complessa, che trae origine dalle terminazioni sensitive della zona algica, per poi essere riconosciuto e “codificato” dal sistema centrale che provvede, a sua volta, a combatterlo o attenuarlo. Ogni azione esterna, sia essa di natura fisica, farmacologica o chirurgica, deve essere orientata, per quanto possibile, all’ELIMINAZIONE DELLE CAUSE delle alterazioni,

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  • L’elettrostimolazione ed il biofeedback perineale

    L’elettrostimolazione perineale è un metodo ormai conosciuto per trattare l’incontinenza urinaria, con buoni risultati nel ripristino della continenza, soprattutto in pazienti di sesso femminile. L’elettrostimolazione perineale viene applicata attraverso apposite sonde vaginali, caratterizzate da almeno due elettrodi solitamente di forma circolare. L’obiettivo è quello di stimolare il gruppo dei muscoli perineali, specialmente il pubo-coccigeo ed

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  • La forma d’onda di stimolazione (NMS)

    Per ottenere una contrazione stimolata di un muscolo, è necessario produrre una depolarizzazione di una o più unità motorie. Il modo più semplice prevede l’applicazione di un flusso di corrente in corrispondenza di un “punto motore” (o placca motrice), ovvero il punto in cui la fibra nervosa si inserisce sulla fibra muscolare. Avendo i tessuti

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